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Chi pensa che nel lavoro commerciale la pipeline sia un report per il management o un esercizio teorico si sbaglia: è uno strumento operativo che il commerciale utilizza ogni giorno per decidere dove investire tempo, priorità ed energia. Quando la pipeline non funziona, il problema raramente è il numero di opportunità: più spesso è il modo in cui vengono definite, aggiornate e interpretate.

In questo articolo abbiamo delineato sette regole che descrivono come una pipeline dovrebbe essere usata nella pratica da un team commerciale B2B.

1. La pipeline rappresenta un processo reale, non ideale

Una pipeline efficace descrive come le opportunità avanzano davvero, non come si vorrebbe che avanzassero. Se le fasi non riflettono il processo commerciale reale, la pipeline diventa rapidamente inutilizzabile. Ogni fase deve quindi corrispondere a un evento concreto e osservabile, non basta che sia un’intenzione.

2. Ogni fase deve rispondere a una domanda precisa

Una buona pipeline è fatta di fasi che chiariscono lo stato dell’opportunità. Ad esempio:

  • abbiamo capito se esiste un bisogno reale?

  • il decisore è coinvolto?

  • esiste una finestra temporale definita?

Se una fase non risponde a una domanda chiara, non aiuta il commerciale a prendere decisioni.

3. Le opportunità avanzano solo se cambiano le informazioni

Spostare un’opportunità in avanti senza nuovi elementi porta a pipeline gonfiate e previsioni poco affidabili. Un avanzamento di fase ha senso solo quando emerge un’informazione nuova: un vincolo, una conferma, una scelta del cliente.

4. Ogni opportunità ha un responsabile chiaro

Una pipeline condivisa non significa una pipeline senza responsabilità. Ogni opportunità deve avere un referente preciso, che sa:

  • perché l’opportunità è in quella fase

  • quali sono i prossimi passi

  • quali rischi sono presenti

Questo perché quando la responsabilità è ambigua le opportunità tendono a fermarsi.

5. Il tempo è una variabile della pipeline

Il tempo passato in una fase è un segnale importante. Opportunità che restano ferme troppo a lungo indicano:

  • mancanza di interesse reale

  • blocchi decisionali

  • problemi di posizionamento o proposta

Ignorare il fattore tempo significa perdere uno degli indicatori più utili per capire la qualità della pipeline.

6. La pipeline serve a decidere cosa non seguire

Una pipeline ben usata non serve solo a portare opportunità alla chiusura, ma anche a chiudere ciò che non ha valore. Eliminare opportunità non qualificate libera tempo e migliora la qualità delle previsioni; viceversa, tenere tutto aperto rende la pipeline più confusa, non più ricca.

7. La pipeline va letta insieme, non solo compilata

La pipeline non è uno strumento individuale. Funziona davvero quando viene discussa e interpretata insieme: tra commerciali e tra vendite e marketing. Il motivo? Una lettura condivisa permette di individuare pattern ricorrenti, colli di bottiglia e incoerenze che il singolo difficilmente vede.

In sintesi

Un piccolo riassunto di quanto abbiamo detto finora:

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Il passaggio critico, per molte aziende B2B, non è adottare una pipeline, ma imparare a usarla come strumento di governo del processo commerciale, non come semplice supporto di reporting. È fondamentale però considerare che una pipeline commerciale efficace non è un elenco di opportunità, ma una rappresentazione condivisa del processo di vendita. Quando le regole sono chiare e applicate con disciplina, la pipeline diventa uno strumento di lavoro quotidiano, utile a prendere decisioni migliori e più rapide.



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Pipeline commerciale: 7 regole per usarla davvero nel sales B2B



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