Il mestiere del programmatore: un po' Geek, un po' ingegnere, un po' creativo

Imparare a programmare non è affatto semplice! Bisogna, innanzitutto, padroneggiare il giusto sapere tecnico ma serve anche tanta, tantissima pazienza. Si tratta di un lavoro che prevede formazione e studio continuo.

Imparare a programmare non è affatto semplice! Bisogna, innanzitutto, padroneggiare il giusto sapere tecnico ma serve anche tanta, tantissima pazienza. Si tratta di un lavoro che prevede formazione e studio continuo.

Programmare, però, non equivale unicamente a scrivere codice. Ci sono infatti diverse operazioni meno "divertenti" da portare a termine, come il testing e il debugging, nonché la necessità di utilizzare codice di terzi (che va analizzato e compreso nel dettaglio). E poi c'è l'elemento-noia che spesso è il più difficile da gestire. Passare gran parte della propria giornata davanti al computer, con scadenze imminenti, può avere effetti, diciamo... indesiderati: stress (anche a causa della volubilità dei clienti che vogliono adottare determinate specifiche senza conoscere il funzionamento dei linguaggi di programmazione), incubi notturni (quando le scadenza si sovrappongono o i problemi da risolvere paiono insormontabili) e una sorta di "rapimento" che può portare il programmatore di turno a non staccarsi mai dal monitor.

Mi chiamo Robert Sillo e sono sviluppatore Front End in Mediaus. Ho iniziato a programmare per puro caso, quando mi trovai a dover automatizzare processi di animazione in Maya 3D. L’idea era quella di sviluppare strumenti che mi rendessero la vita più facile durante la modellazione e l’animazione delle scene. Non era facile, ma mi piaceva scrivere codice e, come risultato, vedere interfacce grafiche funzionanti, che facevano quello che gli avevo chiesto di fare. Mi piaceva avere uno strumento nuovo che rendesse tutto il lavoro più semplice.

Oggi chi lavora nel web, sempre in espansione frenetica, sa che non c’è modo di fermare l'evoluzione e non c’è modo per fermarsi, pena essere spazzati via. HTMLCSS e JavaScript avanzano a velocità supersonica, supportando a ogni piè sospinto nuove funzionalità per facilitare lo sviluppo di piattaforme moderne e leggere. Stare al passo con tutti questi cambiamenti non è facile. Tante informazioni, tutte insieme, richiedono una mente aperta, tecnica, ma anche creativa. Bisogna avere grande voglia di fare, studiare e testare nuove tecniche ogni giorno.

Per fare il programmatore, oltre a "parlare la lingua del codice" ci vuole anche attenzione a dettagli di interfaccia e contenuti, buone nozioni di user experience e mente aperta per il debugging. Forse la parte più noiosa, la cui delicatezza richiede però la capacità mentale di rendere l’attività coinvolgente.

Scriviamo per ore, giorni, settimane, righe di codice per sviluppare un’applicazione, per poi far partire il server su cui si trova e trovarsi con il nulla o con un errore quando andiamo a caricare la pagina nel browser. Perché? Cosa abbiamo sbagliato? Dove? Ci sembrava scritto tutto bene! Così ripartiamo con l’analizzare il codice e, dopo un po' di tempo passato a controllare e ricontrollare con occhi rossi, mente stanca ed entusiasmo sotto le scarpe, ci rendiamo conto che tutto quello che mancava era un semplice punto e virgola! Vi lascio immaginare…

Si, spesso capita che il più piccolo dettaglio possa bloccare l’intero progetto. Il lavoro del programmatore è un lavoro mentale molto intenso, che richiede emotività stabile e un carattere aperto. Non è per tutti. E... in più - almeno per quanto mi riguarda - riduce la tolleranza a rumori e discorsi del 60%. A livello fisico, poi, il mal di schiena “molto piacevole” dovuto alla postura “normale e ordinata” tipica dei nerd, fa sì che dopo una giornata di lavoro si debba reimparare a camminarecome le persone normali...

Nonostante tutto questo, resta il fatto che programmare è fantastico. Fra i doni del mestiere, la capacità di maturare una visione tecnica e organizzata da applicare in qualsiasi momento della vita professionale e privata. Programmare sviluppa, inoltre, grandi abilità nel problem solving. Se poi vogliamo dirla proprio tutta, programmare apre le porte sul mondo di design, interazioni, animazioni, psicologia e comunicazione.

Per concludere: non so mai cosa mi riserva il prossimo progetto. È un mestiere bello proprio per questo, un lavoro che permette una crescita personale e professionale senza eguali.

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