Scattiamo Polaroid perché è giunto il momento di tornare all'analogico per conservare una traccia tangibile di ciò che viviamo e non essere in difficoltà quando tutto sarà tornato normale

Gentlemen take polaroids: istruzioni analogiche per la fase 2

Siamo quasi al post-quarantena, più libertà di movimento ma ancora grosse limitazioni sotto il profilo delle relazioni. In questa virtualità di rapporti è giunto il momento di tornare all'analogico per conservare una traccia tangibile di ciò che viviamo e non essere in difficoltà quando tutto sarà tornato normale.

"Is there another side to everything you do?" cantavano i Japan di David Sylvian giusto 40 anni fa. Ed è proprio da lì, dall’album “Gentlemen take polaroids” che possiamo prendere spunto per una riflessione sulla dialettica fra vita reale e vita virtuale o, se si preferisce, fra analogico e digitale... Una riflessione che ci indica come sia possibile trovare sempre un altro modo di fare le cose, magari creativo e – alla sua maniera – “antico”; un modo che ha molto da regalarci.

 

Gli effetti dell'isolamento sui rapporti umani

C'è chi è solo, chi si trova costretto all'iperaffollamento fra le mura domestiche, chi soffre la lontananza dei propri affetti. C'è chi continua a lavorare, anche se con guanti e mascherina e ci sono tantissime persone che non hanno mai smesso un giorno di lavorare ma lo fanno ormai da un paio di mesi, esclusivamente dal proprio domicilio. Questa situazione, che impedisce la naturale relazionalità vis-à-vis, trasforma i mezzi di comunicazione (che normalmente estendono e arricchiscono le possibilità di interazione) in strumenti limitanti e i rapporti umani in mero scambio di informazioni. Senza gli stimoli che derivano dalla presenza degli altri nel nostro spazio fisico, senza il suono autentico della voce degli altri, senza quello scambio di vita che può avvenire solo ed esclusivamente se si condivide un ambiente con qualcun altro, ognuno di noi si inaridisce. Attenzione: quella che viviamo è una situazione che lascerà tracce profonde e persistenti che non potremo elaborare solo con qualche battuta di spirito. Quello che viviamo oggi è qualcosa che dobbiamo integrare nella nostra identità, elaborare e superare, affinché non lasci segni indelebili e limitanti. Siamo in "isolamento", chi più e chi meno, parola che trae le sue origini dal latino insŭla e che in psicologia sta a significare il comportamento di chi non riesce a gestire una fonte di conflitto emotivo e perde contatto con i sentimenti associati a un'idea. L'isolamento - lo ripetiamo: in senso psicologico - è una forma di difesa che porta chi la attua a ricordare i dettagli di una fonte di stress ma a distaccarsi e rimuovere emozioni e sentimenti correlati. Ecco, se non facciamo qualcosa, è possibile che il condizionamento psicologico generato da questa esperienza, impieghi troppo tempo a dissolversi.



Fare qualcosa di diverso in quarantena: take polaroids!

Abbiamo già affrontato il tema della trasformazione degli strumenti utilizzati per i meeting online in strumenti per giocare, adesso è giunto il momento di passare all'analogico e cambiare, decisamente, scenario di riferimento.

Proviamo allora a creare e lasciare un ricordo fisico, tangibile, toccabile e... analogico della nostra vita in quarantena. Praticare un linguaggio altamente suggestivo come la fotografia, far uscire da sé una piccola “opera” e poterla toccare con mano, è qualcosa che scarica gli eccessi di energia, oggettivizza, permette la gestione dei picchi emotivi e favorisce una maggiore lucidità. Quando saremo fuori da questa situazione di straniamento, un oggetto reale potrà aiutarci a ricordare ed elaborare ciò che abbiamo vissuto.

L'idea è semplice e abbordabile per tutti: scattare delle Polaroid ritraendo i vari momenti della propria giornata.

Per approfondire il discorso abbiamo chiesto a Stefano Questorio, firma di punta della danza e del teatro contemporaneo, che da alcuni anni si dedica a un progetto personale sulle Polaroid (proprio lo scorso anno è stato protagonista di una personale intitolata – appunto - "Gentlemen take polaroids") che sta riscuotendo consensi ovunque.

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Quarantena pop /I wish I was Wilhelm Tell

Un post condiviso da Stefano Questorio (@stefanoquestorio) in data:

Stefano, cosa pensi dell'idea di tornare alla vita reale grazie all'obiettivo della Polaroid?

"Beh, non so se staccare gli occhi dal Pc per guardare attraverso la Polaroid possa aiutare a tornare a una realtà più autentica, ma sicuramente scattare è un esercizio molto particolare. Innanzitutto una Polaroid è un oggetto materiale, la tieni in mano o la dai in mano a qualcun altro, la appendi al muro o la infili in un libro, la nascondi in un cassetto, la tocchi, la giri, la regali: vive nel mondo e non nell'abisso dei nostri pc dove viene dimenticata e (solitamente) mai più ri-guardata. È un pezzo unico che, a differenza delle altre fotografie analogiche, non può essere riprodotta o ristampata, inoltre non può essere manipolata in alcun modo, quindi quello che scatti è quello che rimane.

Questo presuppone che si pensi due volte prima di fare uno scatto (ogni scatto costa circa 2 Euro)! Prima bisogna scegliere, selezionare, comporre con lo sguardo e soprattutto vedere se ne vale la pena; non si scattano decine di foto e poi si sceglie la migliore, ne fai una e quella deve essere buona perché rimarrà nel mondo, diventerà testimonianza  fisica di un momento della vita e di come lo si è visto e vissuto".


Che consigli daresti a chi fosse interessato?

"Scattare Polaroid può essere frustrante, specie all'inizio. Siamo abituati a fare foto con gli smartphone, ritagliamo, usiamo filtri, ingrandiamo e manipoliamo in vari modi gli scatti. Ecco allora cosa posso suggerire:

  • in esterna accertarsi di avere il Sole alle spalle, senza grandi contrasti fra luce e ombra (l'esposizione automatica rischierebbe di "bruciare" le zone soleggiate o sottoesporre, cioè “annerire" le zone in ombra),  meglio una luminosità uniforme e diffusa
  • se si scatta in interni via libera al flash, altrimenti bisogna avere la mano ben ferma per evitare foto "mosse"
  • scegliere consapevolmente la composizione dell'immagine (cosa è in primo piano, com'è lo sfondo, l'equilibrio delle forme e dei colori)
  • le nuove pellicole sono molto sensibili alla temperatura,  sopra i 30° restituiscono toni magenta, sotto i 15 virano al verde, la manutenzione delle pellicole è quindi fondamentale, vanno tenute al fresco d'estate e al caldo in inverno. Inutile dire che la primavera è uno degli scenari ideali per questo tipo di fotocamera
  • divertirsi e imparare ad amare l'unicità particolare dei colori e della resa di una Polaroid, che non sarà mai come una foto digitale".


Con quali modelli si può iniziare?

"Esistono vari modelli, dalle vintage alle proposte del nuovo brand Polaroid. Per iniziare consiglio le nuove One step o le Polaroidnow, che hanno fuoco fisso e flash incorporato. Inoltre usano caricatori senza batteria incorporata, abbattendo il prezzo degli scatti".

Sappiamo che stai conducendo un lavoro sulla quarantena da Covid, che tutti possono vedere sul tuo profilo Instagram; a parte i tuoi scatti, quali autori ritieni un must nel mondo Polaroid?

"Sono moltissimi i fotografi  e artisti che si sono affacciati su questo piccolo-grande mondo, da Andy Warhol a Helmut Newton, da Mapplethorpe ad Anselm Adams. E poi registi come Andrej Tarkowskji e Wim Wenders. Oggi c'è una comunità internazionale di polaroiders che fa lavori mirabili sfruttando al massimo le caratteristiche di questo mezzo. Consiglio di dare uno sguardo su Instagram per seguire profili come:  Polavoid, Polaroid esthetics, Polazine, Polagraphic, Polaroiders_it, squaremag e molti altri.

Non mi resta che augurare a tutti un buon viaggio nel mondo delle istantanee!".

 

In conclusione: scattare Polaroid in quarantena e poi?

Ecco alcuni percorsi possibili, da scegliersi in assoluta libertà:

1) il percorso del ricordo e della sua elaborazione
Scattare, tenere lì e fissare a calendario una data, magari settembre, in cui aprire la scatola con le foto. Guardare in silenzio, assaporare il ricordo. Scrivere su un foglio le proprie impressioni. Chi si sente affine a questo percorso sta probabilmente vivendo con enfasi l’isolamento, a settembre (o quando sarà) troverà grande beneficio dalle foto, che aiuteranno a ricordare la quarantena spostando il fuoco dell’enfasi da dentro verso l'esterno, lasciando spazio all'elaborazione personale

2) il percorso dell'integrazione nella quotidianità
Scattare, scegliere, appendere nel proprio ambiente. Chi opta per questa opportunità vive in maniera assertiva ed energica la "reclusione". Rendendo parte della propria vita gli scatti, sotto forma di elemento estetico, si sentirà ancor più protagonista delle proprie giornate perché trasformare un obbligo in opera d'arte significa gestire appieno la situazione

3) il percorso della collettiva
Coinvolgere amici o colleghi nel progetto, scattare secondo una serie di regole condivise, scambiarsi le immagini o allestire una mostra in ufficio a fine emergenza. Coloro che prediligono questo approccio sono i veri "animali sociali" e oggi sentono più che mai il bisogno di progettare un ritorno alla socialità. La prospettiva della mostra (o del semplice scambio di immagini) è indice di grande fiducia nel futuro e permette di alleggerire il carico di ansia da isolamento.

 

Beh, inviateci gli scatti, ok?

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