Giochi di ruolo in azienda

Basta con le videocall: è ora di giocare, tutti pronti per la Ludo-Hour settimanale!

Il lockdown ha permesso a molte aziende di rendere effettiva la possibilità di lavorare in modalità smart ma fra Zoom, Google Meet, WhatsApp e multimediachat varie si corre il rischio di scordare che un team di lavoro è soprattutto una squadra, che ha bisogno di “sentire la maglia” prima ancora di eseguire i task. Una soluzione? Istituire la Ludo-Hour settimanale e tornare a essere squadra… giocando!

"Si possono negare quasi tutte le astrazioni: giustizia, bellezza, verità, bontà, Dio. Si può negare la serietà ma non si può negare il gioco" così diceva Johan Huizinga nel lontano 1938. Giocare è piacere libero e disinteressato, ossigeno per la mente, alleggerimento, catarsi, divertimento. Giocare è un bisogno.
 

Il team al tempo del Covid: tutti al lavoro in perfetta efficienza ma… siamo ancora squadra?

Abbiamo imparato a essere essenziali nelle comunicazioni, abbiamo sviluppato una user-competence da favola verso gli strumenti della comunicazione agile,  siamo diventati veri e propri sensei nella gestione dei task, possiamo insegnare ad Harward teoria e prassi della misurazione d’efficienza sul lavoro nostro e degli altri ma… Non è che ci manchi qualcosa?

Ebbene sì, dopo una breve fase di rodaggio sull’uso degli smart tools, adesso che videochattare è diventata abitudine, ci stiamo rendendo conto che abbiamo tralasciato una parte importante, fondamentale della vita aziendale: l’essere squadra.

Ecco allora che, se da una parte siamo in iperconnessione perpetua, dall’altra non stiamo alimentando lo spirito di gruppo, che non si nutre di strumenti ma di contenuti, emozioni, esperienze.
 

Pro e contro del lavorare a distanza (in ottica team building)

Partiamo da lontano e raccontiamo una storia: nell’Italia dell’aprile 2020 un nonno 76enne è finalmente riuscito a inviare una foto via WhatsApp. Paride (nome di fantasia) festeggia e con lui festeggiano figli e nipoti. Seguiranno giorni in cui una pioggia incessante di foto (prima), di Gif animate (poi) verrà distribuita attraverso i server di Mountain View. Piano piano l’esaltazione finirà, la pioggia si diraderà e progressivamente la chat si animerà solo di rado. Ecco, quando mancano i contenuti, le emozioni, le cose da dire, l’ubriacatura per lo strumento si esaurisce e il rapporto si raffredda.

Perché questa storiella? Perché se da una parte lo smart working ci allontana dallo stress (basti pensare che una sola persona stressata in ufficio diffonde nell’aria cortisolo in quantità industriali che finisce per contagiare tutti) e ci permette di passare più tempo in famiglia, dall’altra ci toglie quella dimensione fisica necessaria a sentirsi gruppo. Risate, ammiccamenti, battute, compresenza, sono cose irrinunciabili che affinano la conoscenza, la familiarità, la confidenza; esserci, stare lì insieme ci rende più gruppo.
 

Usare gli strumenti dello smart working per giocare

Le videocall stressano:

  • è difficile, per il cervello, "sapere" che contemporaneamente si è vicini e distanti
  • manca, spesso, la percezione del linguaggio corporeo e si deve faticare più del normale per seguirne il flusso
  • il minimo ritardo nella trasmissione (basta poco più di 1 secondo) fa apparire gli altri svogliati o disinteressati
  • sempre più noti sono i casi segnalati di zoom fatigue.

E allora sì, resettiamo tutto. Torniamo a lavorare sul team, reinventiamo gli strumenti dello smart working e facciamolo con il sorriso sulle labbra! Se giocare è un bisogno, allora giochiamo!

Il gioco di ruolo (GDR) per cementare il team: istituiamo la Ludo-Hour settimanale!

Fra i tanti modi possibili di cambiare prospettiva, abbiamo scelto quello dei giochi di ruolo, che si adattano alla perfezione al contesto che chi lavora a distanza sta vivendo. Per farlo abbiamo coinvolto alcuni esperti che ci hanno aiutato a capire meglio e gettare le basi di un’idea che vogliamo condividere con tutti: dedicare un’ora a settimana al gioco collettivo, la Ludo-Hour! Abbiamo scelto il Gioco di Ruolo anche perché è un ottimo modo per conoscere e capire gli altri, obbliga a mettersi nei panni di qualcuno diverso da sé e lo fa con quella leggerezza che è tipica sia del divertimento, sia della fiction. Tutto questo è benzina pura per un gruppo.

Per prima cosa ci siamo avvalsi di un insider, Davide Lupi, storica colonna di Mediaus (è uno straordinario back-end developer) e autorità nel campo dei GDR (fino al punto di essere stato responsabile delle “Ruolimpiadi”). A Davide abbiamo chiesto di definire il campo. Ecco cosa ci ha risposto:

“I giochi di ruolo - almeno in senso classico - sono quelli in cui si costruisce collettivamente una storia e in cui ogni giocatore ha il compito di interpretare un personaggio (il ruolo, appunto). I giochi di ruolo sono da tavolo ma anche live, in questo caso l'azione è svolta addirittura indossando gli abiti del personaggio che si interpreta; in senso lato, nella definizione di GDR, possiamo annoverare anche alcuni tipi di videogioco.

In sintesi si può pensare che il GDR sia un universo, creato seguendo un set di regole, in cui una serie di personaggi si evolve in base alla fantasia dei giocatori.

Ci sono diversi approcci: uno in cui c'è un master (con la funzione di coordinare il gioco), un altro in cui i giocatori sono tutti sullo stesso piano e concorrono alla creazione del plot. Il concetto di fondo che distingue i GDR è proprio il fatto di interpretare un ruolo interagendo con altre persone che fanno lo stesso. Fra le caratteristiche peculiari dei GDR l'ambientazione, che è spesso nel dominio del mondo fantasy, anche se in questo momento le ambientazioni più attuali sono quelle relative alle pandemie...”

Abbiamo coinvolto anche Giovanni Paolo Muià, che ci pare una figura interessante per capire come un team aziendale possa trarre giovamento dai GDR, Giovanni si occupa infatti di gestione del personale presso una grande azienda ma è anche un super-esperto di role playing games, queste le sue parole:

“In questo contesto di isolamento, il gioco di ruolo e la narrazione condivisa possono essere strumenti importanti per condividere esperienze inusuali e fare squadra. Si tratta di attività che fondano la propria efficacia sull'uso della parola e sulla sua forza immaginifica; forza che rimane invariata anche con l'utilizzo degli strumenti di smart working.

Con la narrazione possono essere evidenziati diversi aspetti relativi al team di lavoro e alle sue dinamiche interne quali la capacità di collaborare per l'ottenimento di un obiettivo comune, la flessibilità nell'assumere ruoli diversi o nel valutare gli stessi in funzione di un contesto specifico, la capacità di creare in maniera spontanea sottogruppi, la risoluzione proficua dei conflitti, la propensione a individuare soluzioni creative/innovative”.

Anche Davide ci ha detto la sua in merito al rapporto fra team e GDR:

“Per un team giocare di ruolo può essere molto interessante perché:

  • stimola la fantasia
  • sollecita le capacità di problem solving
  • alimenta pensiero laterale e creatività
  • fa sperimentare una relazionalità e una conoscenza reciproca altrimenti non possibili
  • getta le basi per le dinamiche collaborative
  • mette alla prova
  • fa crescere empatia e spirito di osservazione
  • allena le capacità strategiche
  • nessuno vince e nessuno perde
  • e poi... è divertente!

Una delle cose più importanti è il rispetto delle conoscenze del personaggio (e questa è sempre una bella lezione di rigore per qualsiasi persona che si affacci al mondo dei GDR), che non possono essere integrate dalle conoscenze del giocatore. Se, per esempio, si sta interpretando un naufrago che non sa navigare a vela ma nella vita reale si è skipper, non è possibile trasferire al personaggio che si sta recitando le proprie conoscenze velistiche. Questo overtake non è permesso, si tratterebbe di un metalivello di gioco non corretto”.

Sempre Davide chiarisce che “Anche a distanza si può fare un gioco di ruolo, sia con i classici strumenti di videocall e videoconference, sia attraverso piattaforme dedicate come Roll20. Quest'ultima è decisamente interessante perché include tutti gli strumenti necessari per un giocatore, come le schede dei personaggi, gli automatismi sul tiro dei dadi, le comunicazioni segrete fra master e giocatori”. Davide ci restituisce un consiglio finale: “Fermo restando che i primi passi è bene siano fatti con l'accompagnamento di un giocatore esperto, è possibile esercitarsi su apposite demo, cosa che permette di prendere confidenza con il GDR in situazioni semplici e ben gestibili da qualsiasi persona.

Dato il calcio d'inizio, il consiglio è quello di divertirsi, assecondando le proprie attitudini ed essendo pronti a scoprire parti di sé che, inevitabilmente, giocare di ruolo mette in luce. Quest'ultimo è uno degli aspetti sorprendenti di quello che a uno sguardo superficiale è solo un gioco ma che noi appassionati, chiamiamo non a caso universo”.

Con Giovanni parliamo invece delle caratteristiche da cercare in un gioco di ruolo da giocare con gli strumenti classici dello smart working: “Il primo aspetto di cui tenere conto è sicuramente il tema che verrà trattato dalla narrazione. Essendo un'attività che verrà sviluppata in ambito lavorativo, occorre condividere un elenco di argomenti che non dovranno essere trattati. Uno strumento utile, che viene comunemente utilizzato, è quello della X CARD; ovvero in qualsiasi momento i giocatori possono invocare l'utilizzo di questa carta speciale per segnalare agli altri che l'argomento trattato o il tono della narrazione li mette a disagio.

Altro elemento fondamentale è condividere un sistema di regole lineare e  semplificato (tipicamente non più di una pagina), che consenta in pochi passi di mettere in gioco tutti i partecipanti, anche i principianti.

Da ultimo penso sia molto importante presentare una lista dei principi che dovranno guidare la narrazione, per esempio:

  • gioca per scoprire cosa succede
  • rivolgiti ai personaggi non ai giocatori
  • rendi interessante la vita dei personaggi
  • fai domande e costruisci azioni sulle risposte”.

Sempre a Giovanni chiediamo quali giochi si possono usare per un’esperienza co-narrativa che coinvolga anche i principianti: “Sul mercato italiano esistono molti prodotti validi, che tuttavia non si rivolgono a un pubblico di neofiti. Se la necessità è giocare per un tempo limitato, è il caso di prendere in prestito alcuni elementi da giochi commerciali, per poi sintetizzarli in poche righe da condividere prima della sessione di gioco.

Nel regolamento saranno presenti gli elementi di cui abbiamo discusso, il sistema di risoluzione dei conflitti, i ruoli da assegnare e la descrizione della situazione iniziale. In relazione a quest'ultimo elemento è molto importante che si tratti di una situazione tesa, ovvero un contesto nel quale i giocatori debbano da subito reagire agli input ricevuti e che comunque non possa lasciarli indifferenti. Per fare un esempio cinematografico, se il tipo di storia proposta fosse nello stile di un film alla Indiana Jones non avremmo in premessa «la ricerca della mappa del tempio» o «il viaggio per raggiungerlo»; vedremo invece i personaggi già nell'ultima stanza del tempio, nell'istante immediatamente successivo a quando uno di loro ha incautamente afferrato «l'antico monile sull'altare» e un sinistro click è risuonato nell'ambiente... una enorme palla di pietra inizia a rotolare verso il gruppo... a questo punto la domanda che verrà posta ai personaggi è: «Cosa fate?»”.
 

La Ludo-Hour settimanale: chiediamo a chi se ne intende

Abbiamo deciso, infine, di chiedere un parere sull'idea della Ludo Hour settimanale a una vera e propria autorità, domandando a Lucia Berdini di Playfactory, cosa ne pensasse: "Credo che riservare un'ora a settimana al gioco sia non solo importante ma fondamentale. Giocare è - in fin dei conti - una variabile fondamentale della felicità, oltre a essere un bisogno innato. Se si riesce a creare un ambiente sicuro, sotto il profilo psicologico, si apprende, ci si apre e le persone "fioriscono", rientrando in contatto con i propri talenti. Il gioco permette di sviluppare le proprie capacità, soprattutto sotto per gli aspetti relativi a intelligenza sociale e intelligenza emotiva
Sappiamo, grazie a una serie di studi, che il benessere è legato soprattutto alla qualità delle relazioni, cosa che in questa situazione di forzato isolamento, anche in funzione dei paradossi stessi della relazione è quantomai problematica; bene, il gioco consente di creare spazi protetti in cui sperimentare la gioia. Per gioia, è opportuno chiarirlo, si intende qualcosa che si lega al momento presente e che, se sperimentata in gruppo, consente di rafforzare lo spirito di squadra e creare relazioni più profonde.
Anche in Playfactory stiamo lavorando, proprio in questi giorni, sul tema del gioco a distanza, proponendo esperienze giocose per creare relazioni significative. "Esperienze" significa non solo sapere teorico ma anche fare e saper fare, elementi indispensabili per la crescita individuale (e quindi del gruppo). La potenza del gioco? Grande, davvero grande, basti pensare a come può aiutare a definire in maniera "dolce" i propri confini: dire "no" in modo gentile, giocando, significa acquisire assertività addentrandosi senza rischi in territori non sempre esplorabili nei contesti ordinari di relazione.
Quindi... buon gioco a tutti!".

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